L’intervento chirurgico per le Emorroidi

Emorroidi: l’Intervento Chirurgico

L’intervento Chirurgico per le emorroidi a un certo punto della storia clinica della malattia emorroidaria diventa inevitabile.

La chirurgia delle emorroidi ha come scopo quella di asportare il tessuto emorroidario e contemporaneamente legare le arterie che portano il sangue nel pacchetto emorroidario.

Solo in questo modo, non essendo più vascolarizzate, le emorroidi possono scomparire.

Nell’immaginario collettivo l’intervento per emorroidi è spesso considerato “minore” ma in realtà nasconde insidie e difficoltà.

L’asportazione del tessuto emorroidario infatti deve simmetrica ed anatomica, in modo da rispettare l’integrità, l’elasticità della parete dell’ano.

Inoltre bisogna conservare gli sfinteri e la conformazione del canale anale, che deve accogliere e permettere l’espulsione della massa fecale.

Quali sono le Tecniche Chirurgiche disponibili?

Nella mia pratica clinica, utilizzo diverse tecniche che scelgo in base al grado delle emorroidi ed al risultato che il paziente vuole ottenere. Tra esse troviamo:

Emorroidectomia Tradizionale

Intervento Chirurgico per le Emorroidi

È il classico intervento descritto da Milligan-Morgan a cui nel tempo diversi chirurghi hanno apportato delle varianti tecniche.

In ogni caso il principio della tecnica che consiste nella asportazione dei pacchetti emorroidari mediante bisturi elettrico o bisturi ad ultrasuoni, coagulando anche l’arteria che le alimenta.

Un accorgimento importante da tenere presente in questa tecnica è che non si possono rimuovere le emorroidi per tutta la circonferenza del canale anale ma bisogna lasciare un ponte di mucosa integra.

Ciò permette di garantire la ricrescita della nuova mucosa sana e scongiurare così il rischio di stenosi del canale anale.

Si tratta di un intervento invasivo ma decisamente efficace che viene eseguito in anestesia spinale o generale.

Nel decorso postoperatorio può portare ad importante dolore, perciò nella mia pratica, al termine dell’intervento eseguo un blocco delle sole terminazioni nervose del dolore, attraverso delle iniezioni di anestetico.

Emorroidectomia con Suturatrice Meccanica

Emorroidectomia con suturatrice

Questa tecnica si propone di correggere, non solo le emorroidi ma anche il prolasso della mucosa anale che esse causano, ristabilendo dunque la conformazione anatomica del canale anale e riportando in posizione i cuscinetti emorroidari sana.

La tecnica prevede la realizzazione, all’interno del canale anale, di una sutura che guidi l’azione svolta da una suturatrice meccanica circolare.

Una volta introdotta nel canale anale, la suturatrice asporta i cuscinetti emorroidari malati e contemporaneamente, con le sue graffette metalliche sutura tra loro in senso circolare le porzioni di cuscinetti di mucosa sani.

L’intervento è piuttosto breve e dura circa trenta minuti al termine del quale si ottiene un lifting interno della mucosa.

Il vantaggio di questo intervento chirurgico per le emorroidi, è il minore dolore rispetto alla emorroidectomia tradizionale.

Emorroidectomia con Fotocoagulazione Laser

Emorroidectomia Laser

Il laser viene veicolato attraverso un dispositivo inserito per via anale e produce così la fotocoagulazione dei rami dell’arteria emorroidaria sotto guida doppler.

L’innovazione di questa metodica è data dal fatto che non si effettua una asportazione di tessuto ma il raggio laser interrompe il nutrimento alle emorroidi attraverso la chiusura delle sue arteriole.

La procedura dura circa trenta minuti, non prevede medicazioni ed il paziente può lasciare la clinica dopo pochissime ore.

I cuscinetti emorroidari privati dell’afflusso di sangue progressivamente si detendono, portando a miglioramento della sintomatologia.

Questo intervento per le emorroidi ha il vantaggio di poter essere ripatuto senza alcuna controindicazione.

Dearterializzazione Emorroidaria

Intervento Chirurgico per le Emorroidi

Analogamente alle altre, questa tecnica si basa sul principio di interruzione del flusso sanguigno alle emorroidi.

In questo caso viene utilizzato un particolare dispositivo dotato di sonda doppler.

Durante l’intervento, ascolto e seguo tutti i rami arteriosi emorroidari del canale anale posizionando a questo livello dei punti di sutura in corrispondenza così da interromperne il flusso.

Questa tecnica inoltre permette nel corso dello stesso intervento di eseguire un lifting della mucosa in modo da sollevarla e riportarla in posizione, ristabilendo la silhouette anatomica del canale anale.

Lo sapevi che...

Le donne in gravidanza nell’85% dei casi hanno problemi anorettali e se già soffrivano di malattia emorroidaria, questa sarà ancora più accentuata.

In queste pazienti si cerca di gestire la malattia conservativamente e rimandare l’intervento almeno dopo l’8° settimana post-parto.

Cosa accadrà il giorno dell’Intervento?

Nella mia pratica clinica, durante la visita preoperatoria, mi piace fermarmi a spiegare ai miei pazienti le caratteristiche dell’intervento e la scelta tecnica che adotterò, mettendo in conto la possibilità di cambiare strategia anche durante la procedura.

Questo perché con l’anestesia si ha il rilassamento della muscolatura pelvica, per cui capita di notare che il prolasso emorroidario è maggiore di quello valutato durante la visita proctologica con l’anoscopio.

Quando il paziente giunge in ospedale il giorno stesso dell’intervento, viene accolto dalle mie infermiere del Day Surgery e preparato per la sala operatoria.

L’anestesista somministra l’anestesia di solito con puntura spinale, anche se alcuni pazienti talvolta preferiscono l’anestesia generale.

Inizia così l’intervento che a seconda delle tecniche può durare dai trenta ai quarantacinque minuti.

Il pezzo anatomico viene poi mandato ad esaminare, poiché alcuni studi hanno dimostrato che nel tessuto potrebbero nascondersi i segni di una Malattia Infiammatoria Cronica.

Al termine della procedura posiziono un tampone emostatico endoanale che verrà eliminato spontaneamente alla prima defecazione.

Dopo essere tornato in stanza, nel pomeriggio sono solito rivedere i pazienti e verificare che l’immediato decorso post-operatorio sia regolare.

Consegno dunque la lettera di dimissione assieme a dei consigli dietetici e di stile di vita da seguire nei giorni successivi.

Qualche consiglio...

Di solito la terapia analgesica consigliata in dimissione è sufficiente a controllare il dolore, ma se ciò non dovesse bastare, consiglio di fare un semicupio con acqua tiepida e di sedere su un cuscino morbido.

È fondamentale utilizzare blandi lassativi, bere molta acqua e avere una dieta ricca di fibre, questo per rendere le feci morbide e permettere la guarigione del sito chirurgico che si verifica in 6-8 settimane.

Quali sono i rischi?

La chirurgia delle emorroidi è particolarmente delicata e come ogni intervento chirurgico è esposto a complicanze che influiscono in totale nella misura del 10%.

Le complicanze più comuni sono il sanguinamento, infezioni e difficoltà urinaria che si verificano generalmente nei pazienti sottoposti ad anestesia spinale.

Un piccolo sanguinamento è normale nei primi giorni dopo l’intervento e si risolve nel giro di 4-5 giorni.

Il gonfiore in sede anale e la sensazione di stimolo alla defecazione sono effetti previsti e legati allo stress chirurgico, ma scompaiono nel giro di pochi giorni.

Il dolore è uno dei sintomi più temuti ed è legato soprattutto al passaggio delle feci sui punti di sutura o sul territorio della mucosa emorroidaria cruentata dall’intervento.

Anche la stipsi post-chirurgica è frequente e dovuta al fatto che i pazienti evitano di defecare per paura di avvertire dolore.

Pertanto consiglio l’utilizzo di blandi lassativi da assumere con abbondante acqua.

Altre complicanze minori sono la perdita di sensibilità nella regione anale e la comparsa a distanza di tempo di piccole pinne cutanee che però possono essere rimosse facilmente in anestesia locale.

Le complicanze più temute sono quelle tardive che cioè si verificano a distanza dall’intervento, tra cui troviamo la stenosi anale e l’incontinenza.

Per fortuna si tratta di eventi avversi infrequenti che interessano solo 1% degli operati e che comunque si possono risolvere con un altro intervento.

Attenzione! Se nel post-operatorio il paziente presenta un rialzo di temperatura superiore ai 38°C oppure si nota un sanguinamento importante con fuoriuscita di coaguli, è consigliabile tornare subito in ospedale.


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